martedì 18 ottobre 2016

La battaglia di Augustdorf, 29 ottobre 1947

La foresta di Teuteburgo, Teuteburg wald in tedesco, è scolpita nella roccia della storia come il campo di battaglia del disastro di Varo o con altri nomi simili che ricordano la schiacciante vittoria delle tribù germaniche guidate da Arminio contro le legioni romane di Varo.
Quello che pochissimi sanno è che durante il medioevo vi fu un alchimista, il cui nome è ormai perso nel tempo, che di ritorno dalle crociate si stabilì nella cittadina di Augustdorf. Qui vi abitò in una piccola casupola di legno per studiare un tomo di studiosi arabi che si dice si basi su scritti ancor più antichi, forse addirittura risalenti agli assiri, suo personale tesoro riportato dalla terra santa.
Questo alchimista parve da subito molto restio a mostrarsi ai suoi concittadini e col tempo nacquero voci che egli si rifornisse in paesi ad una giornata di marcia pagando sempre con parti di statuine d’oro massiccio, questo suo comportamento fece nascere il sospetto che lo studioso in realtà fosse molto avaro e che nascondesse immense ricchezze dietro quel suo comportamento da eremita.
Passarono gli anni fino a quando le voci delle sue ricchezze arrivarono ad un gruppo di briganti, i quali smaniosi di poter utilizzare meglio quell’oro presero il coraggio a quattro mani ed organizzarono un assalto all’alchimista. I racconti dei pochi sopravvissuti di quella terribile notte sono pieni di strani fuochi, mostri fuoriusciti dalle paludi e scheletri di antichi romani che reclamano vendetta sul sangue germanico.
Il giorno successivo, le autorità del luogo insieme ad una delegazione della sacra chiesa romana, che stranamente era già nei paraggi, visitò il luogo dell’assalto per investigare sull’accaduto. Qui trovarono il corpo dello studioso ucciso dai banditi mentre si era difeso strenuamente, tanto è vero che stringeva ancora in mano la sua vecchia spada benedetta presso il sacro sepolcro a Gerusalemme, ed i corpi martoriati di oltre una ventina di briganti. Furono questi corpi a sbalordire ed inorridire le genti del luogo! Tutti i malviventi erano stati smembrati e le loro viscere, insieme ai loro cuori, mancavano all’appello come se qualche bestia li avesse strappati dai cadaveri o dagli uomini quando erano ancora vivi.
Il presunto alchimista indossava chiaramente in vista la sua croce da pellegrino per cui nessuno osò incriminarlo come eretico, la sua capanna venne ribaltata da cima a fondo e non solo non venne trovato nessun tomo oscuro o oro, ma scoprirono che l’anziano pellegrino stava scolpendo due statue a guisa di soldati cristiani.
Il lavoro non era eccelso, chiaro segno di non professionalità dell’uomo, anzi si può quasi affermare tutt’oggi che le due statue pressoché identiche mostrino qualcosa di profondamente errato e sbagliato. Gli studiosi moderni sono tutti dell’avviso che sono due versioni della stessa statua, come se una fosse la brutta copia dell’altra, anche questo chiaro sintomo che l’uomo stesse lavorando a questo progetto con passione artistica cercando di migliorarsi senza l’ausilio di un maestro o di un mentore.
All’epoca dei fatti, non essendoci prove effettive della malafede dell’uomo anzi tutt’altro, gli abitanti del luogo decisero di collocare le due statue una al cimitero, sulla tomba del pover uomo, l’altra nella cappella per i morti lì vicino. Non si hanno prove certe del quando, ma appena fuori del cimitero vi è una crocia detta “del crociato” in quanto vi sono collocate uno scudo ed una spada di bronzo, la leggenda narra che in realtà siano lo scudo e la spada dell’eremita rivestite di bronzo per preservarle nel tempo.
Ora, in questi tempi bui in cui la tecnologia nazista riversa sui campi di battagli orrori non morti e mostri usciti dai peggiori incubi, l’inteligence militare inglese ha scoperto un dispaccio tedesco: gli scienziati tedeschi sono convinti che il famigerato tomo esista e che sia stato nascosto in una delle due statue oppure nella misteriosa croce innalzata da non si sa bene chi.
Non è possibile accontentarsi del dubbio che sia solo una leggenda popolare! Per questo motivo l’alto comando inglese ha disposto un’incursione di veterani e commandos stanziati nella penisola italiana per fermare le ricerche tedesche.
Non è importante recuperare il supposto tomo, è bensì imperativo che i tedeschi non riescano a metterci le mani sopra, quindi agli uomini è stato dato l’ordine di usare tutto quello che hanno a loro disposizione per fermare i nazisti, anche far brillare l’intero sito se necessario.
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Campo di gioco: il campo è una distesa boscosa con colli tagliato in verticale da una strada che attraversa da centro a centro i due lati del campo dello schieramento. Sulla linea della metà campo posizionato ad un estremo la rovina della cappella con la statua (segnalino obbiettivo), dall’altro il cimitero con la seconda statua (segnalino obbiettivo). Dove la strada incrocia la linea della metà campo piazzare la croce del crociato (segnalino obbiettivo) cercando di avere il più possibile la stessa distanza tra i tre segnalini.
Forze in campo: 1000 punti di tedeschi divisi il più possibile a metà, nel caso non siano esatti dovranno essere schierati almeno 490 punti nel cimitero mentre il resto entrerà successivamente dalle riserve (anche con schieramento dal fianco se si desidera) almeno dal 2° turno. Le unità schierate nel cimitero possono essere nascoste. 1000 punti di inglesi entreranno tutti dal 1° turno dal proprio lato di schieramento oppure rimarranno in riserva solo per entrare dal fianco come da regolamento standard. Gli inglesi al 2+ beneficeranno di un bombardamento preliminare.
Condizioni di vittoria: a fine del 6° turno si contano quanti obbiettivi si possiede (con almeno un’unità di fanteria o artiglieria e nessun nemico entro 3”), obbiettivi contestati non vengono conteggiati a nessuno. In caso di parità si contano i punti attrito effettuati.

Regole speciali: il giorno più lungo, il sesto turno verrà giocato in notturna.