martedì 30 ottobre 2012

La sera del Generale

Questo racconto è quanto richiesto dalla bellissima partita "I figli di Crom", non mi è possibile esimermi dal pubblicare quello che è successo realmente, o meglio IL fulcro dello scontro, il perno della bilancia che ha portato alla vittoria!
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“Artigliere S. Peterson”, con orgoglio portava la minuscola targhetta d’ottone sulla divisa. Insieme ai due cannoni incrociati sulle spalle era il simbolo del suo addestramento.
La sua squadra è composta da Angus O’Connor, un burbero figlio di contadini, uomo di poche parole tranne quando cedeva all’alcool, allora si che parlava…
Il secondo servente è Harald Zkwiz, un piccolo uomo che veniva chissà dove ma aveva l’incredibile capacità di mettere sempre il buon umore a chi lo incontrasse.
E poi ovviamente c’è il Generale! Il cannone divenne parte integrante della squadra ormai molto tempo fa, nessuno degli uomini avrebbe mai potuto abbandonare il cannone con cui avevano combattuto decine di battaglie su e giù per l’Impero. Due anni fa la squadra fu l’unica a sopravvivere ad un bombardamento a tappeto del nemico, questo gli permise di continuare a sparare e mantenere la copertura alla fanteria quando il resto delle bocche da fuoco tacque. Per l’occasione il cannone venne premiato con una manutenzione extra ed una stella di merito, da qui l’affettuoso nomignolo “Generale”.
Quel dannato vecchio aveva ragione dopo tutto. Poco prima del tramonto un silenzio innaturale scese sulle trincee, pareva che tutte le bestie e gli insetti fossero spariti.
Ecco che dai tumuli emersero delle strane figure claudicanti accompagnate da strani volatili. Il sergente volle illuminare quelle strane sagome, quindi iniziò ad urlare in preda al panico. Per nostra figura la nostra postazione era difesa da una squadra di bruti mentre il bunker del commissario poteva disporre del supporto di una squadra di moto d’assalto dei marines, ma il sergente che avrebbe dovuto coordinarci era in preda all’isteria e aveva guastato immediatamente il nostro unico faro.
Tutti con sguardo attonito fissarono il povero sergente che urlava e tremava visibilmente, come impietriti attesero un lungo attimo osservando chi doveva guidarli. Poi Peterson prese il coraggio a due mani e prima con un leggero sussurro, poi alzando il tono per farsi sentire sopra le urla isteriche del suo superiore “Sergente? Sergente ci servono gli ordini. Sergente per l’Imperatore! Non faccia il papano e ci dia gli ordini!”. O’Connor e Zkwiz si scambiarono un occhiata piena di timore e per scaramanzia si guardarono attorno nel timore di scoprire un agente dell’Inquisizione pronto a sentenziare sul posto l’artigliere che aveva osato rimproverare in nome dell’Imperatore il povero sergente.
Nella postazione erano soli con la piccola squadra di fuoco di fucilieri del sergente, bene.
Meglio ancora il sergente da prima fisso Peterson con fare perso, ma poi si riprese un momento che bastò per girarsi verso i fucilieri ed urlare “Fuoco a volontà! Sparate ogni cosa che avete!” indicando il tumulo più vicino dal quale giungevano i gemiti dei morti viventi che strisciavano verso la squadra di bruti e già li stavano ingaggiando.
Peterson attese ancora un attimo prima di rivolgersi di nuovo al sottufficiale “Sergente ci servono le munizioni per Generale, lei ha la tessera per aprire la cassa di sicurezza …”. Il sergente bofonchiò qualcosa prima di estrarre dal taschino la famosa tessera, che gli scappò di mano e cadde dal parapetto della nostra postazione per finire proprio in mezzo alla mischia tra i bruti ed i non morti.
Mentre Zkwiz si fece scappare un singhiozzo, Peterson non fece in tempo a finire di chiamare O’Connor che questo stava abbattendo la sua ascia sulla serratura sul coperchio della cassa facendola saltare con un paio di colpi esperti.
E con in mano il primo proiettile Peterson urlò ai suoi compagni “Forza mammolette! Il Generale ha fretta di ruggire!”.
Come una vecchia macchina a vapore Generale prese vita, da prima lentamente e poi sempre più velocemente alimentato dalla squadra ormai molto affiatata. Peterson non faceva in tempo a prendeva la mira che il cannone era pronto a sparare. La cassa di munizioni esplosive terminò pochi minuti dopo, ma ormai della marea di creature infernali non ne erano rimasti che una mezza dozzina sulle quali si abbatte la furia dei marines e dei bruti in cerca di vendetta per i loro compagni caduti.
Con un profondo respiro di sollievo Peterson guardò i suoi due compagni che lo fissarono con in mano l’ultimo proiettile “Ben fatto! Chissà se il Generale verrà promosso con una seconda stella?” E raccogliendo la palla al balzo Zkwiz iniziò a sparare una battuta dietro l’altra rincuorando gli uomini, ormai il peggio era passato.
Il mattino successivo i tumuli vennero spianati dai bulldozer e per sicurezza venne dato fuoco a tutto ciò che c’era sotto di essi.